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martedì 11 settembre 2007

Il lavoro cooperativo sostenuto dal computer: CSCW e GDSS


La sintonizzazione collaborativa, richiesta all’interno del lavoro di gruppo, può essere sostenuta e potenziate grazie ai sistemi informatici definiti Computer Support Collaborative Work. Nel caso di un meccanismo specifico, quale la presa di decisione, essi prendono il nome di GDSS (Group Decision Support System).
Le tecnologie del computer consentono la trasmissione di messaggi, sistemi operativi multiutente, grandi capacità grafiche e linguaggi molto avanzati (Mantovani,1995). In realtà, quindi, questo insieme di artefatti avrebbe il compito di entrare in contatto con le dinamiche decisionali e dei processi interattivi, senza controllarli direttamente. Ecco perché queste tecnologie vengono anche definite “tecnologie sociali” (Mantovani,1995; Poole e DeSanctis,1990,1992).

L’interesse principale dei CSCW è stato quello verso i gruppi; ecco perché si sono spesso definiti anche come groupware. Vi sono stati una serie di studi negli ultimi dieci anni, che hanno provato a classificare questi strumenti in modo funzionale.
Qui di seguito si riporterà la classificazione di Ellis e Wainer (1994), ripresa da Mantovani (1994):
- Keepers: sistemi che amministrano dati condivisi, come database object oriented.
- Synchronizers: sistemi che gestiscono la precedenza nel flusso delle attività di gruppo.
- Communicators: sistemi al servizio della comunicazione tra esseri umani, come la posta elettronica.
- Agents: sistemi che svolgono funzioni specifiche all’interno del gruppo.

lunedì 2 luglio 2007

Il Gruppo

L'entità gruppo di genera non solo attraverso la co-presenza di 2 o più individui all'interno di uno stesso luogo, ma nella condivisione e nel riconoscimento reciproco di realtà e ruolo.

Brown afferma che “ un gruppo esiste quando due o più individui definiscono se stessi come membri e quando la sua esistenza è riconosciuta da almeno un’altra persona”[1].
Negli anni cinquanta, Merton (1957) definisce il gruppo considerando la sua diversità con i semplici aggregati di individui e con la collettività. Secondo questo autore, il gruppo si definisce in base a tre criteri:

-comprende un certo numero di persone che interagiscono l’una con l’altra secondo regole e norme;
-gli individui in rapporto di interazione si definiscono e si percepiscono membri del gruppo;
-questi individui sono definiti da altri (membri e non membri) come appartenenti al gruppo.
Ciò che definisce in modo peculiare un gruppo è l’interazione tra i membri dello stesso; che essa sia faccia a faccia o mediata non influisce sulla definizione o meno del gruppo, ma vincola lo studio delle sue dinamiche interne.
Precisiamo infine, la prospettiva di Lewin (1951), secondo cui il gruppo rappresenta qualcosa di diverso dalla somma delle parti, in quanto ha struttura propria, fini peculiari, e relazioni particolari con gli altri gruppi. La chiave per comprendere il gruppo, per l’autore, è l’interdipendenza tra i membri, e quindi la sua totalità dinamica. Infatti il gruppo è considerato da Lewin (1951) come un sistema dinamico, in un ottica psico-sociale; questa sua prospettiva ha influenzato tutti gli studi successivi sia sui gruppi sia sugli individui, consegnando l’accezione secondo cui un soggetto, nel suo agire e pensare è sempre influenzato dalle esperienze da lui compiute e quindi dai sistemi nei quali si trova inserito.
[1] R. J., Brown, Le relazioni intergruppi, in Hewstone M. et al., Introduction to Social Psychology, Il Mulino, Bologna, 1991

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